giovedì 20 gennaio 2022

Atlante delle Isole Remote - 40/50 - Oceano Pacifico - "Socorro"

 

"Quando entrano nella baia di Braithwaite, l'isola se ne sta là simile a una casa sprangata. L'acqua pare morta, l'umida spiaggia di sassi risplende fredda sotto la scogliera lavica e le colline con i cespugli ispidi. Un marinaio, che a sera intraprende un breve giro a terra, ritorna avvilito, come se avesse visto qualcosa di particolarmente sconfortante."

 





Socorro - Isole Revillagigedo (Messico)

18° 47' N

110° 58' O

Superficie: 132,1 kmq

Popolazione: 250 abitanti

Chiamata anche "Isola nuvolosa"






E invece, a dispetto del marinaio deluso che la esplorò per la prima volta, sembra proprio che quest'isola e il suo arcipelago sia uno dei migliori posti che ci siano al mondo per fare immersioni subacquee circondati da mante giganti, delfini, tonni, megattere ed una vasta varietà di squali come i martello, i seta, i pinna bianca e i pinna argento. 

No, i filetti di merluzzo non ci sono, quelli sono pesci bentonici da padella, e Capitan Findus era da un'altra parte, qua si viene per i pesci pelagici.

Siete interessati? ma allora eccovi senza indugi il sito dove organizzare la vostra emozionante vacanza:

cliccate qui per le crociere subacquee a Socorro


Certo che chi è abituato a fare il bagno fra i pesciolini da frittura di paranza, la "Riviera Adriatica" ha ancora il suo bel fascino ed è sicuramente più a portata di mano, però volete mettere sguazzare fra uno squalo martello o una manta gigante che vi vellica le pinne? eh?

Non c'è un paragone.


Scott Gietler Bluewater Photo

Comunque, immersioni a parte, sull'isola non troverete un granchè ... c'è una stazione navale istituita nel 1957, con una popolazione di 250 abitanti che vive in un villaggio con una chiesa, che sorge sul lato occidentale della "Bahia Vargas Lozano", una piccola insenatura con spiaggia rocciosa, a circa 800 metri ad est di "Cabo Regla", il punto più meridionale dell'isola. 
La stazione è servita da un molo, un eliporto locale e l'aeroporto "Isla Socorro", situato a sei chilometri a nord.
C'è una sorgente di acqua dolce a circa 5 km a nord-ovest di "Cabo Regla", sulla costa di "Ensenada Grayson", un'insenatura.

martedì 4 gennaio 2022

Atlante delle Isole Remote - 39/50 - Oceano Pacifico - "Raoul"

Ogni anno il Department of Conservation neozelandese invia per dodici mesi un collaboratore sull'isola solitamente disabitata. Nove volontari lo aiutano durante i mesi estivi o invernali e rimangono per un periodo massimo di sei mesi. Ma "non tutti sono adatti alla vita su un'isola così solitaria come Raoul", invita a riflettere il Department nel suo opuscolo di informazioni ...

 



Raoul - Isole Kermadec (Nuova Zelanda)

29° 16' S

177° 55' O

Superficie: 29,4 kmq

Popolazione: 10 abitanti

Chiamata anche "Isola della Domenica"

 

Insomma, 

siete voluti andare a fare i volontari sull'isola "Raoul" spacciandovi per degli studiosi di materie naturalistiche?

nonostante vi avessero avvisato che per cavarvela in quel posto sarebbero state indispensabili delle notevoli capacità specifiche? 

non vi avevano forse detto che i terremoti sono quasi all'ordine del giorno? 

e che avreste dovuto passare buona parte del tempo a togliere le erbacce dai sentieri, a fare i muratori per la manutenzione degli edifici, a farvi il pane da soli, e che per muovervi nelle aree scoscese e ripide che caratterizzano l'isola sarebbe stato necessario avere esperienze in campo alpinistico?

ecco, allora una volta arrivati lì statevene buonini, che tanto non avete altra possibilità che rimanerci per tutta la durata concordata.

Oh.

E d'altra parte, se in tutto l'arcipelago delle isole Kermadec, l'unico punto, chiamiamolo abitato, è la stazione metereologica / ripetitore radio "Raoul Island Station" e la totale assenza di centri Club Mèd e chioschi di piadina qualcosa vorrà pur dire. 



E vabbè, visto comunque che le visite a tutte le isole dell'arcipelago sono limitate al personale impegnato nello studio scientifico, se volete candidarvi leggetevi il contenuto del link sotto riportato, dove troverete anche il modulo per fare la richiesta, però poi non venitemi a dire che non ve l'avevo detto:

Visitare le Isole Kermadec con un permesso




lunedì 1 novembre 2021

Castello dei Martellati

Oh, 

ma veramente non siete mai andati a visitare il "Castello dei Martellati"?

Ma dai, 

ma non è possibile, 

ma se è tra le mete più in voga fra gli escursionisti dell'Appennino Tosco-Romagnolo ...

qui bisogna subito porvi rimedio.

 

Apprestiamoci  dunque ad avventurarci nel girone delle bolge infernali dantesche, dove dei demoni infuriati, secondo il principio del contrappasso assestano delle vigorose martellate sulle teste bitorzolute dei dannati, che chissà quali peccati avranno commesso in vita ... 


Giovanni Stradano


Siamo nel versante romagnolo della parte di appennino facente parte del comune di Verghereto (FC), e dobbiamo raggiungere le suddette bolge che dovrebbero trovarsi sulla sommità del "Poggio Castiglione" (981 mt. slm), dove pare si trovino i resti di questo antico castello misterioso.



Partiamo dalla località "Gualchiere" (518 mt slm), nei pressi di "Bagno di Romagna" e risaliamo pedalando lungo la vecchia Strada Provinciale 137 fino al "Verghereto" (812 mt. slm),



proseguendo oltre fino ad imboccare la "Strada per Montione", che gira a destra nei pressi della "Trattoria al Molino".

Si continua per questa strada che sale e ben presto diventa bianca, tenendo sempre la destra in tutti i bivi che si incontrano, tranne che in quello che porta a "Montione", dove invece bisogna tenere la sinistra

ed ecco finalmente le bolge ... 

macchè, 

falso allarme, 

niente bolge, 

sono solo delle affascinanti strutture sedimentarie di arenarie e marne, che in questo punto devono avere avuto un passato particolarmente movimentato, 

beh meglio così, proseguiamo fiduciosi allora

 

finchè una volta giunti in località "Frassineta" giriamo nuovamente a sinistra, 


e dopo qualche curva ecco che appare in tutta la sua bellezza il "Poggio Castiglione".



epperò ormai dovrebbero intravedersi 'sti demoni infuriati, siamo quasi arrivati alla meta, 

ma forse se ne stanno nascosti nelle segrete del castello,

ed è necessario arrampicarsi fino in cima al monte per poterli vedere.



- oh, eccoci arrivati in cima ...
- ma sei proprio sicuro che sia qua? qui non ci sono né martellati e né martellatori, ci sono solo pietre e un buco per terra ...
- altroché se sono sicuro, vedì? c'è anche il cartello ...

- ma allora? i demoni? le teste bitorzolute dei dannati? cos'è il giorno di riposo dei Martellati oggi? perché qua, a parte noi, non c'è proprio nessuno ...
- Mah


Vabbè, 

vista la situazione, in questo posto di solitudine fra alberi e rovine, a questo punto non ci resta altro da fare che ridiscendere il "Poggio Castiglione" dallo stesso versante da dove siamo venuti e poi riprendere la vecchia strada in direzione "Castel dell'Alpe", 





per poi ridiscendere alle "Gualchiere" (518 mt slm) percorrendo il sentiero che passa dalle rovine del "Chiuso".

Oh, ecco qui un Martellato che fugge in bicicletta inseguito dai demoni.



Per chi avesse voglia di approfondire l'argomento sul Castello dei Martellati riporto quanto segue, altro non ho trovato:

 

Castrum Castiglioni Martellati – Castiglione Martellato – Poggio Castiglione

Appartenne in origine alla Chiesa aretina. Nel 1337 era soggetto del Comune di Firenze, dal quale passò ad Antonio di Montegranelli nel 1371, come riferisce l’Anglico che aggiunge: «Castrum Castiglioni Martellati est situm in Alpibus super quodam altissimo et fortissimo Monte, in quo est una parva Rocca, seu fortalitium cum turri, cujus Teritorium est in confinibus Tusciae, Vergaretae, Castri Alpium et est prope jugum Alpium per unom milliare cum dimidio».

Nel 1387, sobillato dai Guidi di Bagno, si ribellò ad Antonio, sicchè i Fiorentini, guidati da Ludovico Bianchi, lo assediarono, l’espugnarono e lo demolirono per sempre.

Su Poggio Castiglione, una delle montagne più alte dello spartiacque appenninico, restano le fondamenta, basi murarie e la cisterna seminterrata della rocca con un sommario lavoro di scavo se ne potrebbe rilevare la pianta.

Rocche e Castelli di Romagna, volume 2, p. 156












giovedì 20 maggio 2021

Atlante delle Isole Remote - 38/50 - Oceano Pacifico - "Clipperton"

"La nave da Acapulco non arriva. Un incrociatore americano porta la notizia: nel mondo infuria la guerra, in Messico regna il caos. Sono stati dimenticati. Il loro generale non regna più. // Su tutta l'isola non cresce un filo d'erba. Sotto una manciata di palme c'è una dozzina di maiali, discendenti di un branco naufragato qui. Si nutrono dei granchi del cocco che popolano l'isola a milioni. Non è possibile muovere un passo senza calpestare una delle loro corazze arancioni. Quando il governatore, il capitano Ramón de Arnaud passeggia sulla sua isola, si sente scricchiolare."

 


Clipperton  - (Francia)

10° 18' N

109° 13' O

Superficie: 1,7 kmq

Popolazione: disabitata

Chiamata anche "Isola della Passione"

 

Non voglio raccontarvi la pur interessante storia di  Ramòn de Arnaud, l'ultimo governatore messicano di Clipperton, che, una volta abbandonato dalla sua patria allo scoppio della prima guerra mondiale, decise di rimanere sull'isola fino alla fine dei suoi giorni.

 


 

Parlerò invece dell'altro protagonista di questa isola, il granchio del cocco, che pare essere il più grande artropode terrestre del mondo. Eh?

Dunque, si tratta di un paguro terrestre famoso per la sua abilità nel rompere le noci di cocco con le sue forti chele per mangiarne il contenuto.

No, dico, ... avete mai provato voi ad aprire una noce di cocco? 

Ecco, io si, ero molto giovane a dire il vero, e non avendo praticato nessun corso per venditore ambulante di cocco-bello nelle spiaggie romagnole, ricordo che mi armai di martello ed entusiasmo giovanile, ma sudai le classiche sette camicie per riuscirci.

Invece questo simpatico granchietto che pesa sui 4 kg, ha un corpo lungo 40 cm ed ha un'apertura delle zampe di 1 metro, è dotato di due massicce chele che usa per frantumare e portare alla bocca il cibo. 

Sono in grado di sollevare oggetti pesanti fino a 29 kg., per dire.

 


 

Quindi il granchio del cocco si arrampica sugli alberi, dove taglia le noci di cocco, e una volta cadute a terra cerca di aprirle.

Si è dubitato per lungo tempo sul fatto che il granchio del cocco potesse effettivamente aprire le noci di cocco, tanto è vero che durante alcuni esperimenti alcuni esemplari erano morti di inedia sebbene fossero circondati da noci di cocco. Tuttavia, negli anni ottanta, il biologo tedesco Holger Rumpf riuscì a osservarli e a studiarli mentre effettivamente riuscivano ad aprire noci di cocco in libertà. 

Funziona così: il granchio ha sviluppato una tecnica speciale per fare ciò, e se la noce di cocco è ancora coperta del guscio, usa le sue chele per strapparne via delle strisce, cominciando sempre dal punto con i tre pori germinativi (il gruppo di tre cerchiolini che si trova a una estremità della noce di cocco). 

Una volta che i pori sono visibili, il granchio fa leva con le sue chele contro uno di essi finché si spacca.

Facile no? 

 


Il granchio del cocco viene mangiato dalle popolazioni autoctone del Pacifico ed è considerato una specialità e un afrodisiaco, con un gusto simile all'aragosta e al normale granchio. 

I granchi del cocco possono essere cotti in maniera simile alle aragoste, bollendoli o cuocendoli a vapore e le varie isole hanno una gamma di ricette, ma, sublime contrappasso, sembra che si usi cucinare il granchio del cocco nel latte di cocco. 

 

 

Ah, 

per la cronaca, 

si vendono anche granchi del cocco come animali da compagnia, ad esempio a Tokyo, immagino il dialogo fra i proprietari:

- Cala, hai dato da mangiale al glanchio?

- No, ho finito le noci di cocco, vai tu a compelarle?

 

 

mercoledì 14 aprile 2021

Atlante delle Isole Remote - 37/50 - Oceano Pacifico - "Semisopochnoi"

 

"Un suono di sillabe simile ad una formula magica, un nome russo per una terra americana: Semisopochnoi - forse il punto più a ovest degli Stati Uniti. Nessuno lo vuole scoprire con esattezza. Qui niente è veramente importante. Nessuno ha mai vissuto qui. Non ce ne sarebbe una ragione. Solo di tanto in tanto, arrivano un paio di ricercatori, raccolgono pietre, misurano i crateri e fanno foto panoramiche, sulle quali le catene montuose sembrano quelle che si vedono al cinema."


Semisopochnoi  - Isole Rat (Stati Uniti)

51° 57' N

179° 38' E

Superficie: 221,7 kmq

Popolazione: disabitata


Di primo acchito il nome dell'isola mi fa venire in mente la canzone "Sijmadicandhapajiee" di Paolo Conte, o "Koyaanisqatsi" di Philip Glass, ma poi mi concentro sul significato del suo nome in russo che significa "sette picchi" o "sette vulcani estinti" e allora capisco tutto.



Semisopochnoi è il più grande vulcano delle Aulentine occidentali, ha un'ampiezza di 20 km a livello del mare e una caldera larga 8 km, il punto più alto dell'isola è Anvil Peak (1.221 mt), il cono più attivo è il monte Cerbero di cui è riportata una storica eruzione nel 1873, ma il vulcano ha continuato la sua attività fino agli anni scorsi.
 
E questa è un'oca schiamazzante delle Aulentine,
... molto piacere.  

Branta hutchinsii leucopareia

Ma partiamo col dire che l'isola non ha mammiferi terrestri nativi, e che la maggior parte delle specie di uccelli che nidificano a terra sono state annientate dalle volpi artiche, introdotte nell'isola nel XIX secolo per il commercio delle pellicce e poi rimosse nel 1997.

Evidentemente la pelliccia di volpe artica non andava più di moda.

Attualmente è nelle prime fasi il recupero degli uccelli marini e speriamo che almeno l'Oca schiamazzante delle Aulentine, una nostra vecchia conoscenza, ricordate? e anche la Procellaria delle tempeste, perchè no, riprendano presto a nidificare qua.

Certo che fantasia che hanno 'sti zoologi però eh.
 


Comunque l'isola è stata liberata anche dai ratti ...

... così, giusto per essere sicuri che di animali a quattro zampe non ce ne fossero più in giro.

 

martedì 30 marzo 2021

Atlante delle Isole Remote - 36/50 - Oceano Pacifico - "Pitcairn"

"Non c'è nascondiglio migliore di quest'isola, distante dalle rotte commerciali, segnata erroneamente sulle carte dell'ammiragliato. Si sono ammutinati, se a ragione oppure no lo giudicheranno i posteri. Non c'è ritorno, né per questi uomini, né per le loro donne portate da Tahiti. In Inghilterra finirebbero in prigione, ma a Pitcairn sono tagliati fuori. "Restare qui è solo un altro modo di morire," dice Fletcher Christian quando la sera siedono accanto al fuoco, lo stesso con il quale due marinai nella notte incendiano il Bounty, impedendo così il ritorno a casa, la forca."

 

Pitcairn  (Regno Unito)

25° 3' S
130° 6' O

Superficie: 4,5 kmq

Popolazione: 48 abitanti

 



Pur essendo abitata, Pitcairn non dispone di nessun porto naturale e le rare navi che portano posta e cibo devono ancorarsi al largo, dove sono raggiunte da un'imbarcazione a remi messa in acqua dagli uomini dell'isola.

Oggi per sbarcare sull'isola, bisogna pagare una tassa di ingresso (landing fee) che viene riscossa direttamente allo sbarco su un piccolo molo e dal 1º gennaio 2017 il suo importo è salito a 50 dollari americani.

Per scoprire Pitcairn gli europei dovettero aspettare fino al 1767, ma il capitano Philip Carteret la segnò sulla carta con un errore di circa 150 miglia, e questo fatto cambiò completamente la storia dell'isola.

Nel 1787, la HMS Bounty salpò dal Regno Unito per raccogliere talee dell'albero del pane da trasportare nelle Indie occidentali.

Il Bounty gettò l'ancora per cinque mesi nelle acque di Tahiti e nel frattempo alcuni dei suoi marinai, sconvolti dalla libertà sessuale della popolazione femminile tahitiana, strinsero contatti con la popolazione locale. 

Tre settimane dopo la partenza da Tahiti, stanco dei metodi del capitano e magari con il pensiero ancora  alle fanciulle polinesiane, Fletcher Christian si mise a capo di una ribellione contro il capitano Bligh, il quale fu abbandonato su una scialuppa in mare aperto assieme a 18 membri dell'equipaggio rimastigli leali, mentre il Bounty se ne tornava a Tahiti



Il capitano Bligh si salvò e ritornò a Tahiti per cercare Christian, il quale, dopo quattro mesi di navigazione in fuga fuori dalle rotte conosciute, alla ricerca di un luogo dove sfuggire alla giustizia della marina militare del Regno Unito, nel gennaio del 1790 giunse a Pitcairn; il gruppo, guidato da Christian, contava otto altri ammutinati, sei tahitiani, 12 tahitiane e un bambino. 

Qualche giorno dopo gli ammutinati tagliarono tutti i ponti con il passato dando fuoco al Bounty all'ancora nell'attuale Bounty Bay, ma nonostante le loro buone intenzioni di stabilire una convivenza pacifica, un paio di anni dopo i nuovi abitanti di Pitcairn iniziarono ad ammazzarsi a vicenda. 

Nel 1794 tutti gli uomini polinesiani e cinque degli ammutinati, Christian compreso, erano morti, mentre Young, Adams, Quintal e McCoy continuavano a lanciarsi astiosi sguardi di sottecchi.

Seguirono alcuni anni pacifici, che terminarono quando McCoy scoprì come produrre un micidiale liquore dalle radici di una pianta del luogo. 

Nel 1796, sotto l'influsso della sua invenzione, si gettò in mare con una pietra al collo. 

Qualche anno dopo la moglie di Quintal precipitò nel vuoto mentre cercava uova d'uccello, e in breve tempo gli influssi della bevanda resero Quintal tanto farneticante che Adams e Young dovettero difendersi dai suoi attacchi con un'ascia, impoverendo ulteriormente il patrimonio genetico degli isolani. 

Young morì di asma nel 1800 lasciando John Adams come unico maschio adulto sopravvissuto. 


1831 - incisione di John Adams Wooden House - Pitcairn Island

Ispirato dalla religione, Adams prese le dieci donne e i 23 bambini sotto la propria ala protettrice e cominciò a educarli con i libri trovati sul Bounty.

Adamstown era un piccolo insediamento quando, nel 1808, il Capitano Mayhew Folger della Topaz, una nave statunitense per la caccia alle foche, riscoprì Pitcairn svelando il mistero che per 19 anni aveva avvolto la sorte degli ammutinati del Bounty.

 


Il francobollo di sopra è un'emissione del Regno Unito per le Isole Pitcairn (1940) che mostra il re Giorgio VI e Fletcher Christian,

il francobollo di sotto invece è del 1957, dove è raffigurata la regina del Regno Unito di allora, che poi è sempre quella di adesso, Elisabetta II

E' proprio il caso di dire lunga vita alla regina.


Vabbè, che altro dire ...

per esempio se zoommate sull'isola qua sotto troverete una "Andy's pizzeria", anche se avrei giurato che ci sarebbe stata almeno una "Adams pizzeria" ... e invece no,

beh, meno male però che il "Christian's cafè" esiste davvero ...

Christian's cafe


giovedì 25 marzo 2021

Atlante delle Isole Remote - 35/50 - Oceano Pacifico - "Isola di Pasqua"

Oggi nessuno sa più quanto fossero alte le palme giganti che una volta ricoprivano l'isola. Dal loro tronco sgorgava un succo che, fermentando, diventava un vino dolce come il miele; il legno era utilizzato per costruire le zattere e intrecciare le funi per trasportare le statue. ... Le dodici tribù dell'Isola di Pasqua si sfidano, costruiscono giganti di pietra sempre più grandi e, di notte, abbattono di nascosto quelli degli altri. Sfruttano selvaggiamente il loro pezzo di terra, abbattono anche gli ultimi alberi, segano il ramo su cui stanno seduti, è l'inizio della fine.


Isola di Pasqua  (Cile)

27° 9' S
109° 25' O

Superficie: 163,6 kmq

Popolazione: 3791 abitanti

Chiamata anche "Rapa Nui" o "Te Pit" o "Te Henua" (ombelico del mondo)



Vabbè, 

di quest'isola ormai sanno tutti di tutto, quindi non starò a dilungarmi a riportare cose già note, anche se devo dire la verità, prima di mettermi a curiosare mi aspettavo di trovare un'isola trasformata in una meta turistica di massa, vista la straordinaria popolarità che ha raggiunto, e invece conserva ancora tutta la sua dignità di posto ameno.



Però mi piace ricordare che in Italia, nel paesino di Vitorchiano (Vt), a poche centinaia di metri dal borgo medievale, è possibile ammirare nella zona nel Belvedere un moai, un'enorme scultura alta sei metri caratteristica dell’Isola di Pasqua, e unico esemplare eseguito da un gruppo di indigeni di Rapa Nui fuori dalla loro isola.

Gli affezionati di questo blog probabilmente se lo ricordano,

ma per tutti gli altri ecco qua un comodo link alla cronaca di quel tour in bicicletta nella Tuscia di qualche anno fa, dove i nostri battistrada incontrarono il famoso MOAI di peperino:

Tuscia


Perciò,

giunti a questo punto,

scriverò solamente che all'Isola di Pasqua non esistono le mezze stagioni, questo a causa della sua posizione, con un clima sub-tropicale e temperature medie che si aggirano intorno ai 21° e con uno sbalzo termico quasi nullo tra una stagione e l'altra.

Poi del fatto che l'aliseo soffi per la maggior parte dell'anno in direzione nord-est immagino che non ve ne freghi proprio nulla, ... però se provate a visualizzare in dettaglio la mappa qua sotto la parte orientale dell'isola, è impressionante vedere coma la terra rossa vulcanica sia stata scavata dal vento solo in quel punto.

 



E quindi 

dall'Isola di Pasqua è tutto, 

e se non è proprio tutto, 

è sicuramente abbastanza.